Rocca d'Orcia

 
"il nostro salvatore m'ha posta in su l'isola e da ogni parte i venti percuotono"

Santa Caterina da Siena

Piccolo borgo medievale che conserva quasi completamente i suoi caratteri originali. Costruito sul declivio di una collina calcarea che affiora dalle argille della Val d’Orcia il paese di Rocca d’Orcia ha seguito le vicende della torre che lo sovrasta. La deliziosa piazza della Cisterna, fulcro del borgo, deve essere stata una splendida scenografia nel 1207, quando ancora sotto il dominio dei Tignosi, venne approvata la Chartha Libertatis, un importante documento (si pensa che sia stato addirittura il primo del suo genere), con la quale si regolavano i diritti degli abitanti della Rocca nei confronti di loro stessi, che erano stati sino ad allora signori assoluti.

TORRE DI TENTENNANO

Svetta come una vera sentinella sulla Val d’Orcia e la sua lunga storia racconta di come il suo nome derivi dai suoi primi proprietari: la famiglia dei Tignosi, discendenti da Tignoso di Tentennano. Fu questa famiglia ad edificare la torre sopra il borgo di Rocca d’Orcia che, per la sua posizione strategica rappresentava un importante avamposto sulla via Francigena.

La Rocca rimase nelle mani dei Tignosi fino al 1251, quando si trovarono costretti, a causa di difficoltà economiche, a cederla al comune di Siena. Ironia della sorte volle che 20 anni più tardi, dopo la battaglia di Montaperti, Siena, visti i debiti contratti con chi l’aveva aiutata a vincere questa importante battaglia, si trovò costretta a ripagare i creditori con i suoi possedimenti, e la Rocca di Tentennano diventò di proprietà dei Salimbeni.

Fu sotto i Salimbeni, una delle più importanti famiglie senesi e proprietari di numerosi possedimenti che la Rocca di Tentennano visse il suo periodo di massima potenza ed espansione. Nella seconda metà del 1300 anche Santa Caterina da Siena soggiornò nel palazzo dei Salimbeni alla Rocca. Le scritture raccontano che proprio qui, da analfabeta, Caterina ricevette il dono divino della scrittura.

La particolarità di questa fortificazione è che non è stata mai conquistata: nemmeno nel 1419 quando i nemici della Rocca riuscirono ad entrare nella cerchia muraria grazie all’intervento di un traditore che dall’interno aprì le porte del castello per consentire la presa della torre. Il signore dell’epoca, Cocco Salimbeni, si rifugiò nel mastio del castello, la parte che rimane tuttora in piedi, dove risiedevano i soldati della guarnigione e da lì riuscì a respingere l’assalto distruggendo le scale in legno che consentivano l’accesso. La suggestiva visita all’interno della Rocca ha lo scopo di mostrare alcune particolarità del luogo e dell’edificio ma soprattutto il modo in cui era organizzata una fortificazione medievale. L’ultima scala consente l’accesso e l’affaccio sulla terrazza di copertura, che a noi offre il sospirato premio di un panorama senza eguali e a chi l’ha abitata in passato la possibilità e la garanzia di un controllo sul territorio circostante.

Una vista a 360,° un affaccio unico sulla valle e sembrerà di poter toccare il cielo con un dito.